Gam per la scuola pubblica #3 La nostra scuola: Innovazione e Pazienza


Nell’articolo #2 abbiamo descritto la scuola ‘della velocità e della politica’, sviscerandone i ‘perché’ e rilevando come la scuola ‘pollaio’ sia l’esemplare più diffuso nel processo di ricostruzione post sisma dal 2009 ad oggi. Essa:

– è espressione di essenzialità assoluta e risulta pertanto una struttura priva di qualsivoglia innovazione funzionale, pedagogica e tecnologica;

– si origina nella fretta e inesperienza di chi se ne occupa. La condizione di emergenza permette di affidare gli incarichi ai tecnici in modo ‘diretto’, senza che a questi sia richiesta particolare conoscenza o capacità. Ma progettare una scuola non equivale a progettare una edificio qualunque.

– rappresenta spesso un impiego scorretto dei fondi a disposizione, per cui l’inesperto tenderà a sprecare quel poco che c’è rincorrendo le ‘mode’ del momento, lasciando da parte la componente innovativa che non comprende, o addirittura non conosce, a favore di carcasse vuote.

Nel tempo dei bei discorsi senza sostanza, presentiamo la ricetta GAM per il terremoto. Non chiediamo la luna ma proponiamo l’applicazione di semplici indirizzi della progettazione che ogni amministrazione dovrebbe mettere in atto, nonostante la fretta. Affrontiamo pertanto la soluzione di ricostruzione ad oggi meno in voga nei salotti della pubblicità, quella che tutti noi dovremmo desiderare ardentemente nell’interesse di bambini e ragazzi: la scuola innovativa.

come arrivare all’ innovazione, quella vera?

1. requisiti e procedure

Per fare un bel progetto servono PASSIONE, CURIOSITÀ, ESPERIENZA, CONOSCENZA, CAPACITÀ.

Non è necessario la compresenza di tutti e 5 i fattori, sarebbe sufficiente possederne 3 o 4. Ad esempio, se manca l’esperienza basterà dimostrare passione e curiosità, procedendo attraverso studi ed indagini.

L’incoscienza del tecnico che si approccia ad un progetto guidato da ambizioni di fama o di guadagno, senza ovviamente possedere i suddetti requisiti, è tra i principali nemici della buona ricostruzione.

In questi termini, l’amministrazione dovrà tendere alla selezione di progettisti che si caratterizzino per queste qualità e l’unico modo affinché ciò sia possibile è agire attraverso procedure di affidamento APERTE e TRASPARENTI. Senza questo tipo di approccio, se siamo fortunati, la cosa migliore che potremo ottenere è un risultato mediocre. Come abbiamo visto la volta scorsa, ci sono più procedure di affidamento di un incarico di progettazione per cui:

– nel ‘concorso di progettazione’ viene premiato il genio;

– nella ‘gara di progettazione’ prevale l’esperienza;

– negli affidamenti diretti (ciò che sta avvenendo oggi) non è richiesta né l’una né l’altra caratteristica

.Una ricostruzione fatta bene scongiura gli affidamenti diretti e ricerca invece figure che dimostrino una specifica competenza, attraverso la modalità del concorso e della gara di progettazione. In sede di gara, l’Amministrazione deve stilare un bando che rispetti i principi di trasparenza in favore della massima adesione. Questo sforzo è ritenuto eccessivo dai più, in quanto, ahinoi, non se ne comprende la rilevanza, per cui erroneamente si pensa che uno valga l’altro.

L’urgenza è la maschera dietro cui un’Amministrazione si nasconde. Non si ragiona in termini di reale soddisfazione dell’utenza (che nella maggior parte dei casi non viene affatto interpellata), ma di presunta tale, per cui si ipotizza che fare una cosa a caso ma alla svelta sia garanzia di bella figura. Difficile è poi giustificarsi quando le belle promesse si rivelano senza fondamento. Delle decine di interventi di edilizia scolastica già partiti su affidamenti diretti (esercizi universitari, esperimenti degli uffici tecnici, regali) in nome della famigerata urgenza, sono pochissimi quelli che effettivamente sono arrivati a compimento e potranno ospitare i bambini per l’inizio dell’anno scolastico 2017/2018. Eppure, la stessa garanzia era stata data da tutte le amministrazioni che hanno scelto di intraprendere questa strada.

La realtà (già scritta all’inizio di tutto questo) è che gli incarichi affidati direttamente arriveranno a compimento appena prima, se non in contemporanea, agli incarichi che verranno affidati a breve con gare di progettazione e concorsi. Tempi più o meno simili con risultati completamente diversi.

2. processi partecipativi

GAM ha realizzato un sondaggio pubblico che ha diffuso online e distribuito per le strade, in cui vi abbiamo chiesto di indicare le vostre sensazioni, il vostro pensiero su come la ricostruzione scolastica dovrebbe essere. I risultati ci hanno aiutato a sviluppare gli articoli che avete letto e rappresentano una risorsa preziosa che dovrebbe essere all’attenzione di tutti. Questo è solo l’inizio di un processo di partecipazione che GAM ha intrapreso a Macerata, ed è composto da articoli, indagini, seminari, e workshop da svolgersi con le amministrazioni, i bambini, i genitori e gli insegnanti, i cosiddetti stakeholders.

Si tratta di un preciso intervento di progettazione partecipata. Agire con affidamenti diretti e in estrema urgenza porta gli Enti a realizzare opere che non incontrano le reali esigenze dei futuri fruitori. Ovviamente, se il pensiero generale è quello di fare una cosa qualsiasi (basta che sia fatta in fretta), è chiaro che l’opinione di altri non interessi, poiché questa potrebbe rivelarsi in contrasto con il non-disegno presente nella testa di burocrati e tecnici.

E’ ormai noto tra i Professionisti che la partecipazione sia FONDAMENTALE nella realizzazione di un progetto. L’esperienza ha dimostrato come l’inclusione del fruitore dell’immobile, attraverso specifiche strategie, all’interno del processo ideativo sia motore di una progettazione più efficace e rispondente alle necessità di tutti. Una progettazione fatta per bene deve partire con una prima fase conoscitiva, che comprenda incontri con la committenza e i soggetti terzi, ove definire esigenze e obiettivi.

Osserviamo i diagrammi a torta che mostrano i risultati del sondaggio GAM – La scuola che vorrei. Dalle oltre 200 risposte pervenute è emerso che:

– la priorità della ricostruzione deve essere l’innovazione, seguita dalla sostenibilità ambientale. Ciò dimostra la preferenza di un intervento fatto bene e nel giusto tempo rispetto ad uno fatto male, trainato dalla fretta;

– il legno risulta il materiale favorito per la realizzazione di nuovi edifici, a dimostrazione dell’efficacia delle azioni pubblicitarie e di marketing. Più in generale, le soluzioni ‘green’ sorpassano le tecnologie tradizionali;

– la componente urbanistica è un tema sentito, prediligendo la realizzazione di nuovi poli scolastici che possano racchiudere in un’area circoscritta il maggior numero di servizi;

– le aspettative verso i nuovi edifici sono alte. Le esigenze di cambiamento guardano soprattutto alle nuove tecnologie, alla qualità degli spazi, alla sensibilità verso il tema ambientale.

Questo ce lo avete detto voi, che siete diventati la nostra guida durante la redazione degli articoli. La funzione del progettista sta nell’interpretare pensieri e valutazioni del committente, veicolando input, risorse ed energie nello sviluppo di un quadro esigenziale completo e proficuo, che conduca ad un prodotto finale di eccellenza.

3. due pesi e due misure

L’innovazione, come abbiamo visto, spazia dall’ambito tecnologico a quello dei luoghi dell’educare. La parola chiave è EQUILIBRIO.

Un investimento diventa appropriato nel momento in cui i fondi a disposizione vengono equamente distribuiti e indirizzati alla soddisfazione delle principali necessità.

Ora sappiamo che innovazione non è SOLO sinonimo di sostenibilità, come sostenibilità non è SOLO sinonimo di ‘green’. Sostenibilità è ambientale, sociale ed economica, per cui un intervento compiuto risulta equo, fruibile e realizzabile.

Un progettista che possieda le caratteristiche di cui al punto 1 saprà investire in modo ottimale le risorse, senza sprechi, ragionando insieme all’utenza riguardo gli ambiti su cui investire e spiegando i perché delle proprie scelte.

è tempo di parlare di estetica

Non stiamo dimenticando qualcosa? Il pollaio, oltre a essere poco funzionale, non innovativo, ed un cattivo esempio di investimento di risorse economiche, è anche brutto. E’ sempre difficile discutere di ‘bellezza’, poiché si tratta di un fattore soggettivo. Partiamo quindi dall’assunto per cui un edificio assimilabile a un pollaio non possa considerarsi un bell’edificio. E quindi, come scegliere il miglior progetto? Un progetto che sia funzionale, innovativo, bello! Utopia?

PASSIONE, CURIOSITÀ, ESPERIENZA, CONOSCENZA, CAPACITÀ sono caratteristiche che unite condurranno inevitabilmente al bello. Potrà non essere un bello da rivista, ma porterà sicuramente una bella esperienza di vita ai fortunati fruitori.

concludendo

Ci rendiamo conto solo ora di tutto questo, quando sarebbe bastato riflettere a tempo debito sulla condizione dell’edilizia scolastica esistente. E’ opportuno cambiare l’intera forma mentis, osservando che nonostante tutto non è troppo tardi. Ricominciamo da ora, e guardiamo al futuro.

Forza e determinazione di ognuno saranno la chiave per poter ricostruire, senza dimenticare che oltre al dolore la ricostruzione porta con sé tante opportunità. La scuola ha il potere ed il dovere di essere il motore di una grande rinascita. Un’edilizia pubblica che sia il buon esempio, punto di partenza per la riqualificazione di intere aree urbane e suburbane.

Tutte le scuole della ricostruzione hanno il potenziale per essere esempio di vera innovazione: facciamolo!