GAM per la scuola pubblica – #2 la scuola pollaio: politica e velocità

Nell’Articolo #1 ci siamo lasciati con due punti fermi:

– una scuola per dirsi innovativa deve essere progettata andando ben oltre ai parametri minimi da normativa in termini funzionali e tecnologici, secondo gli input contenuti nelle linee guida del Ministero emanate nel 2013;

– ogni edificio progettato dopo l’approvazione delle norme tecniche del 2008 è antisismico, indipendentemente dal materiale impiegato per le strutture (cemento, acciaio, legno, o altro che sia). Per cui il fatto che un edificio sia antisismico non costituisce alcuna novità, ma è semplice un obbligo di legge vigente da quasi 10 anni.

Ci siamo poi chiesti: può l’emergenza post sisma giustificare la costruzione di edifici di scarsa qualità? E voi, che scuola preferireste per i vostri figli?Affrontiamo in questa sede una prima opzione, ossia quella che ad oggi rappresenta la tendenza predominante cui vertono le amministrazioni comunali: la scuola pollaio.

perché pollaio? La prima volta che questo paragone è stato utilizzato risale al decreto Gelmini DPR 20 marzo 2009 n. 81 per cui il numero di bambini per classe è stato aumentato notevolmente(nella scuola media fino a 30 unità). In quel caso, l’immagine dei bambini stipati in aula richiamava quella dei poveri polli rinchiusi,uno sopra all’altro, nelle loro piccole gabbie. Quel che sta avvenendo oggi è il passo successivo: la realizzazione di intere scuole che sembrano veri e propri pollai. Aiutiamoci con le immagini che seguono:

 

Figura 1. Pianta, sezione e schema tridimensionale di un POLLAIO, quale espressione di essenzialità architettonica.
Figura 2. Sisma L’Aquila 2009 – Moduli ad Uso Scolastico Provvisorio (MUSP). I titoli dei giornali del 2017 parlano di ‘8 anni nei MUSP’ per i bambini aquilani, specificandoche i moduli necessitano già di manutenzione. Sono nati come edifici provvisori, ma ormai hanno tutt’altra vocazione. Per il momento, non resta che accontentarsi dei Pollai.
Figura 3. Sisma Emilia 2012 – Piano Edifici Scolastici Temporanei (EST): a Poggio Rusco (MN) la scuola Pollaio non verrà demolita, ma ospiterà funzioni scolastiche da integrarsi alnuovo edificio la cui realizzazione è prevista in posizione limitrofa. Il classico ‘temporaneo’ all’italiana.
Figura 4. Sisma Emilia 2012 – Piano Edifici Scolastici Temporanei (EST): a Camposanto (MO) la scuola in versione Pollaio-Fienile è addirittura in corso di ampliamento, giusto per ribadirne la ‘temporaneità’.
Figura 5. Sisma Emilia 2012 – Piano Edifici Scolastici Temporanei (EST): a Fabbrico (RE) la scuola pare tutto meno che temporanea. A 5 anni dal sisma e dall’edificazione, nulla fa presagire che si potrà andare oltre a questo Pollaio disposto a C. Questa la sorte della maggior parte degli EST ad oggi.
Figura 6. Sismacentro Italia 2017. A Norcia ecco comparire la nuova scuola dell’infanzia (sinistra) e la nuova scuola elementare (destra). Inaugurata anche la media, di concezione affine. Edifici definiti ‘temporanei’ dalle istituzioni. Ma il trend dei nostri predecessori dice un’altra cosa.

 

L’affinità tra gli edifici è evidente. Quando costruisco un pollaio la parola chiave è essenzialità al fine di renderne economica la realizzazione. Questa si ottiene attraverso l’edificazione del minimo spazio necessario per permettere ai polli di crescere decentemente in una struttura atta a garantirne la sicurezza. L’obiettivo è la sopravvivenza. Non vi saranno ‘fronzoli’ estetici: a chi potrebbe mai interessare l’aspetto di un pollaio? Né tanto meno ‘fronzoli’ tecnologici, in quanto non sono condizione necessaria per lo sviluppo fisico del pennuto.Tutto ciò permetterà all’amministratore di risparmiare tempo e denaro nella realizzazione dell’edificio, con un risultato di scarsa qualità che gli consenta comunque, in qualche modo, di raggiungere il proprio obiettivo.. Luoghi senza identità, stimoli, e servizi ridotti al minimo. Il sistema scuola pollaio ha avuto una buona diffusione nell’Abruzzo e nell’Emilia post sisma, e pare che nella nostra regione la moda sarà ancor più insistente. E’ facile reperire esempi di questa tendenza online (ci sono bastate poche parole chiave per scovare gli esempi che vi abbiamo riportato), per cui la scuola pollaio si manifesta in diverse declinazioni, alcune più o meno palesi di altre.

perché la ricostruzione tende in questa direzione?
Per una volta, poniamoci nel caso in cui non vi siano loschi interessi di alcun tipo. Chi mai potrebbe essere avvantaggiato dalla costruzione di strutture funzionalmente inefficienti e già obsolete? Di edifici contrastanti con le più moderne strategie di apprendimento, e a breve scadenza? Nessuno. Per cui ecco le risposte più plausibili:fretta ed inesperienza.

I soldi ci sono,i finanziamenti sono stati stanziati e rappresentano ormai una certezza. E’ chiaro che non si tratta di fondi illimitati, ma proporzionali alle specifiche esigenze. Osservando i prospetti economici sinora a disposizione è evidente come il potenziale per un risultato di qualità ci sia, mail problema, come spesso accade, giace nell’impiego dei fondi.

Qui subentrano i due fattori nominati sopra, per cui, in primo luogo,ricordiamo che la fretta è cattiva consigliera. E’ infatti in nome dell’urgenza che vengono chiamate ad occuparsi della ricostruzione figure non qualificate, ossia prive di competenzespecifiche nell’ambito dell’edilizia scolastica. Progettare una scuola non equivale a progettare un edificio qualunque. Come per molti altri mestieri, anche in questo caso la qualità del risultato deriva dall’equilibrio tra genio ed esperienza. Ci sono più procedure di affidamento di un incarico di progettazione per cui:

– nel ‘concorso di progettazione’ viene premiato il genio;

– nella ‘gara di progettazione’ prevale l’esperienza;

– negli ‘affidamenti diretti’ non è richiesta né l’una né l’altra caratteristica.

Chi non abbia mai progettato una scuola e si ritrovi improvvisamente a farlo non sta facendo altro che un esercizio. Ad oggi, le progettazioni già realizzate post sisma 2016 sono il risultato di ‘affidamenti diretti’ alle Università(team di Professori e studenti a supporto della Struttura commissariale centrale e agli Uffici speciali per la Ricostruzione) e agli Uffici Tecnici Comunali. In alcuni casi, si parla addirittura di progetti ‘donati’ da enti pubblici esterni al cratere o imprese private (per cui a caval donato non si guarda in bocca). Ebbene, questi soggetti si stanno esercitando con il futuro dei bambini senza che la propria competenza sia stata precedentemente e pubblicamente valutata. Non resta che incrociare le dita sperando che ne derivi un risultato soddisfacente.Ed ecco comparire i pollai.

L’inesperienza non solo conduce ad errori in termini di funzionalità e flessibilità, ma anche ad errori di valutazione delle esigenze tecniche di un edificio. La conseguenza è un impiego poco assennato dei fondi a disposizione, altro fattore che conduce inevitabilmente al pollaio. Una spesa ingiustificata su aspetti particolarmente onerosi (prima su tutte, la tipologia strutturale)origina una mancanza di fondi per aspetti ritenuti superflui dall’ inesperto, ma in realtà essenziali ai fini educativi.Diverse tipologie strutturali equivalgono a diversi materiali impiegati, ognuno dei quali ha delle proprietà differenti che ne costituiscono i pregi e i difetti. Facciamo un esempio:

– il cemento armato è un materiale che ha elevata durabilità nel tempo: essendo inorganico non è infatti soggetto a degrado. E’ economico, non necessita di manutenzione a breve termine e resiste senza problemi alle infiltrazioni d’acqua. Tuttavia, non è ecologico, per cui non viene da fonti rinnovabili. Allo stesso tempo, la produzione di calcestruzzi è molto diffusa sul territorio per cui il materiale può essere reperito nel raggio di pochi km dal cantiere, risultando molto sostenibile in termini di trasporti.

– il legno è un materiale la cui durabilità varia in funzione della manutenzione effettuata: in caso di intervento tardivo potremmo compromettere in modo irreversibile la struttura. Essendo un materiale organico, infatti, teme fortemente le infiltrazioni d’acqua e l’umidità, fattori che generano muffe dannose per la salute e riducono la resistenza meccanica del legno stesso. E’ un materiale ecologico (eccetto quando parliamo di tecnologie tipo X-Lam, con elevate percentuali di collanti sintetici), che viene da fonti rinnovabili ed è riciclabile. Tuttavia, il materiale ligneo proviene prevalentemente dal nord Italia (più oneroso) e dai Paesi dell’Est Europa (meno oneroso). In generale, si tratta di una soluzione costosa sia in termini di realizzazione che di manutenzione nel tempo.

Gli stessi ragionamenti possono essere applicati all’ acciaio, al laterizio, alla paglia, alla terra cruda, e chi più ne ha più ne metta. Resta il fatto che, alla fine dei conti, la resistenza al sisma degli edifici sarà la medesima qualunque tecnologia si scelga, per i sopracitati obblighi di normativa. Maggiori saranno gli investimenti superflui sulla tecnologia strutturale, minori saranno i fondi a disposizione per realizzare la Scuola Innovativa.

non è troppo tardi!

Occorre imparare a leggere un titolo di giornale per quel che è, valutando coscientemente la notizia. Il titolo:

La NUOVA SCUOLA ANTISISMICA diChissadove

non dovrà più trasmettere alcun eccitamento.E’ chiaro ormai che il termine ‘antisismica’ è irrilevante, in quanto sottinteso dal fatto che l’edificio sia di nuova realizzazione. Il lettore andrà invece a ricercare quale sia l’innovazione contenuta ne ‘La Nuova Scuola di Chissadove’, e per farlo non dovrà accontentarsi di semplici parole:vorrà vedere foto inserimenti e renderings, e piante e prospetti, vorrà sapere cosa c’è dentro ed anche fuori, quali spazi, tecnologie, materiali saranno impiegati.Vorrà conoscere il vero progetto, poiché pretende che vi sia di più oltre quel titolo, che scritto così non dice niente. Solo a quel punto la musica potrà cambiare ed i pollai non avranno più vita facile.

per GAM

di Arch. Chiara Ophelia Schiatti con Arch. Valentina Di Mascio, Arch. Giammario Volatili, Arch. Andrea Raparo, Arch. Francesca Eugenia Damiano, Arch. Luca Mosca, Arch. Francesco Tonnarelli, Ing. Leonardo Ottaviani